Medicina di precisione e l’illusione di un mondo perfetto

Giornali, programmi televisivi e siti internet ci magnificano i benefici che otterremo dalla cosiddetta medicina di precisione: diagnosi e cure scelte sulla base del patrimonio genetico di ognuno di noi. “Una delle maggiori sfide della medicina consiste nell’offrire speranza senza eccesiva enfasi (hope without hype)” ci avverte di Ray Moynihan, il rigoroso giornalista scientifico australiano, nella sua stimolante riflessione apparsa su The Sydney Morning Herald. “Trattamenti personalizzati porteranno beneficio per qualche malattia congenita rara, ma illudere con l’idea di un futuro fantastico rischia di provocare uno tsunami di diagnosi non garantite e di trattamenti non necessari”. La diagnosi precoce è infatti un’arma a doppio taglio: in alcuni casi consente di individuare patologie curabili, ma in molti altri induce l’esecuzione di ulteriori accertamenti e di trattamenti che non prolungheranno la vita, causando solo ansie e inutili preoccupazioni. Sarebbe stupendo se a ogni gene corrispondesse una malattia (lo si individua – lo si modifica – non ci si ammala) e se con un test potessimo sapere se una medicina sarà efficace o ci procurerà solo effetti indesiderati. E’ ormai noto invece che, tranne poche eccezioni, non esiste un rapporto diretto tra un gene e una malattia. La medicina di precisione garantirà certamente benefici tangibili, ma non è realistico immaginare un mondo perfetto dove verrà individuata la cura giusta per ognuno di noi e per ogni nostro disturbo. La biologia è molto meno perfetta (purtroppo) di quello che possiamo immaginare.

Tengo a disposizione i testi originali degli articoli che vengono citati. Per motivi di copyright non è possibile postarli. Se qualcuno fosse interessato a leggere l’articolo per intero, può richiedere il testo in formato elettronico per uso personale, usando l’indirizzo di posta in fondo al sito.